L’inquietudine dell’Essere

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Veramente basta solo lo “Ius Soli”?

Io credo che il dibattito sullo #IusSoli sia semplicemente superato.

Credo che, come dimostrano gli avvenimenti degli ultimi anni in Europa, non si risolva il problema dell’integrazione solo con una certificazione di cittadinanza. Per questo sostengo che la cittadinanza debba essere ottenuta tramite uno #Iusculturae : l’adesione ad una comunità deve avvenire tramite un’accettazione di principi e valori.
Problema: esiste ancora uno Stato europeo e occidentale che voglia difendere dei “valori” in un mondo post-modernista?

Carta_identita_fronte

Un “Olandese volante” conquista il #Giro100

E’ Tom Domoulin la “maglia rosa” della centesima edizione del Giro d’Italia, primo olandese a vincere la prestigiosa corsa a tappe, iscrivendo così il suo nome nella leggenda del ciclismo e sul “trofeo infinito”.

Sono state tre settimane intense, scorbutiche e dispendiose, che ci hanno consegnato un finale trilling con quattro atleti che, nell’ultima cronometro, si giocavano la vittoria finale: Quintana, Nibali, Pinot e, appunto, Domoulin. Alla fine l’ha spuntata l’olandese della Sunweb, troppo forte nelle “corse contro il tempo” il giovane Tom. Qualcuno, vedendo l’abisso che Domoulin ha messo tra sé  e gli avversari nelle due cronometro disputate potrà pensare “Questo Giro si è deciso nelle cronometro”, ma, se in parte non si può negare questa evidenza, dall’altra parte bisogna ammettere che il corridore olandese ha dimostrato anche di essere un discreto scalatore che si è fregiato della vittoria nella tappa di Oropa e che si è difesonelle tappe dolomitiche e sul Blockhaus. Nulla hanno potuto Quintana e Nibali che hanno provato ad attaccare il forte passista nelle ultime due tappe di montagna (io ero presente sull’arrivo del Piancavallo), ma Domoulin e la sua sorprendente formazione (una rivelazione la Sunweb) hanno saputo sia controllare la corsa, che gestirla, nonché hanno avuto la capacità di sostenersi a vicenda nei rari momenti di difficoltà.  Se rimane un rammarico ai fuoriclasse Quintana e Nibali è forse quello di non aver attaccato in maniera convinta nel tappone dolomitico, probabilmente le gambe sono mancate e la stanchezza ha preso il sopravvento, sensazione che ho potuto confermare dal vivo nell’arrivo della diciannovesima tappa. Concludendo le mie impressioni sul neo-campione della “corsa rosa”, penso che questo corridore, fortissimo a cronometro e capace di prodursi in un miglioramento consistente in salita che gli ha consentito di dominare le anguste montagne italiche, possa seriamente mettere in difficoltà Chris Froome e diventare (già dal prossimo anno) uno dei papabili vincitori del Tour de France.

Menzioni speciali per Mikel Landa e Fernando Gaviria. Il primo, sfortunatissimo sul Blockhaus, vincendo la maglia azzurra riservata alla “classifica dei Gpm” e mostrando una condizione smagliante nella terza settimana, ha dimostrato che senza quell’infortunio avrebbe potuto lottare facilmente per le posizioni del podio. Il secondo, invece, vincitore della maglia ciclamino è stato il “Re delle volate” (4 su 6) e merita un encomio speciale per aver stretto i denti ed aver raggiunto Milano, a differenza di qualche collega al quanto irrispettoso della tradizione del Giro d’Italia e del prestigio che questa edizione portava con sé. Bravo!

 Ps: chissà se Marco ci guardava da lassù…

🙂

Rossa Montecarlo

Dopo sedici anni la “rossa di Maranello” torna a vincere (anzi a stravincere) tra le anguste stradine del principato, grazie alla doppietta firmata da Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, e fa un bel balzo in avanti in entrambe le classifiche mondiali.

Diciamo la verità, la corsa non è stata così emozionante. Escludendo il valzer dei pit-stop ( e lo spettacolare incidente di Wehrlein), la gara si è indirizzata già alla prima curva: le due Ferrari, passate in testa, hanno mostrato un passo nettamente superiore alla concorrenza ed era impossibile riprenderle.

Citavamo appunto i pit-stop perché gli unici cambi di posizione si sono verificati attorno a metà corsa, quando si è notato subito che chi aveva tentato “l’undercut” sarebbe stato svantaggiato da tale scelta tattica. Così Raikkonen, fantastico poleman al sabato, ha ceduto la posizione a Vettel (grazie a tre giri Monstre sul rasoio del 1.15 basso) e Ricciardo ha sopravanzato Bottas e Verstappen, nonostante un errore alla curva di Santa Devota.

La Mercedes si è smaterializzata. Bottas ha fatto il possibile, potendo artigliare solo un 4 posto, mentre la gara di Hamilton (settimo al termine, nonostante una monoposto scorbutica e ingestibile) si è interrotta al sabato quando è stato eliminato in Q2, compromettendo tutto il weekend.

La “mini-crisi” monegasca della Mercedes apre la prima fuga nel mondiale, con Vettel in vantaggio di 25 punti su Hamilton. Il campionato è lungo, ma ad inizio stagione se avessimo preconizzato questa situazione, un tifoso ferrarista probabilmente ci avrebbe riso dietro.

Gp di Spagna. Hamilton trionfa e rosicchia 4 punti a Vettel (secondo)

Lewis Hamilton conquista il Gran premio di Montmelò (Barcellona, Spagna) davanti alla Ferrari di Sebastian Vettel e al compagno di scuderia Valteri Bottas. Gara da testa a testa per i leader della classifica mondiale: partenza strepitosa di Vettel, passo gara pressoché identico per i due, ma alla fine a trionfare è stato l’inglese, merito della strategia “made in Stoccarda” e del supporto quanto mai decisivo del “gregario” finlandese vestito d’argento. Hamilton ringhia, tiene un passo impressionante, gestisce al meglio i pneumatici e, a metà corsa, balza davanti a Vettel che paga la scelta di usare le gomme hard nell’ultimo stint di gara. Il numero 44 della Mercedes, però, deve ringraziare anche il suo compagno di squadra (purtroppo costretto al ritiro per un problema meccanico) che, nel momento in cui Vettel avrebbe dovuto sfruttare al meglio il secondo treno di gomme soft, rallenta il tedesco della Ferrari, favorendo così il compagno di scuderia. Vettel a + 6 su Hamilton, ma computo delle vittorie stagionali in perfetta parità, ulteriore conferma che il mondiale sembra cosa per loro quest’anno.

La gara di Kimi Raikkonen, invece, dura solo 300 metri, interrompendosi alla prima curva in un triplice contatto che coinvolge Bottas e Verstappen, costretto anche lui al ritiro. Un  peccato perché, come dimostrato per tutto il weekend, la Ferrari si è confermata performante e, come ha dimostrato Bottas, quest’anno il mondiale di Formula 1 si deciderà anche grazie al lavoro e al supporto dei compagni di scuderia.

Tutti gli altri: doppiati.

Morale della favola: dietro alla Mercedes e alla Ferrari, il nulla siderale.

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