Mese: aprile 2017

Sport time: F1 Gran Premio di Russia. Bottas “suona la prima”, le Ferrari sul podio

Valtteri Bottas conquista il Gran premio di Russia, davanti alle Ferrari di Vettel e Raikkonen, grazie ad una poderosa partenza, conquistando così il suo primo successo in Formula 1. Vittoria meritata, senza ombra di dubbio. Arriviamo subito al dunque: pessima partenza delle Ferrari? No, semplicemente la potenza della power unit Mercedes è devastante e si è visto. Bottas, oltre alla ottima partenza, realizza uno stint con le mescole “ultra soft” praticamente perfetto: un martello pneumatico che tiene lontano Vettel a suon di giri record. La gara viene vinta sostanzialmente nei primi 25 giri, infatti a nulla sono valse la gestione oculata delle gomme da parte della Ferrari ( pit stop quattro giri dopo il pilota Mercedes) e l’ultimo stint di gara impressionante da parte di Vettel, che lo ha portato a finire la gara a solo mezzo secondo dalla Mercedes del finlandese. Una vittoria mancata da parte della scuderia del “cavallino rampante”? Vista la prima fila del sabato, ai tifosi della “rossa” rimane l’amaro in bocca, ma la prestazione complessiva della domenica ci conferma una Ferrari performante e che ha completamente chiuso il gap rispetto la scuderia di Stoccarda.

Hamilton? Quarto, senza acuti né mordente, un pilota smarrito fin dalle prime prove del Venerdì. La gara del Bahrain, costellata da errori, e la gara sul Mar Nero potrebbero essere un segnale d’allarme per il pilota inglese che, da un lato, è conscio di dover lottare come non mai per conquistare il titolo mondiale e dall’altro -dopo un breve periodo di rodaggio- si è ritrovato in squadra un altro finlandese tignoso e con il piede pesante. Lewis ha sempre sofferto la pressione e il nervosismo, ora deve necessariamente smentirci.

E’ finito invece “l’inverno finlandese” e Raikkonen è tornato in mezzo a noi. Un venerdì super, un sabato da vero ice-man e una prima parte di gara sui tempi della coppia leader, regalano a Kimi un terzo posto meritato. Unica nota negativa, l’ultima parte di parte di gara, ma non possiamo pretendere miracoli: lo scioglimento dei ghiacci è un processo lungo e che merita pazienza. Vettel potrebbe aver trovato un prezioso alleato per la lotta al titolo mondiale.

“Salvate (davvero!) il soldato Alonso”.  La stagione di Fernando sembra il copione perfetto di una piece  “tragi-comica”. Se in Bahrain la McLaren abbandonò il pilota asturiano negli ultimi giri del Gran premio, oggi la monoposto di Woking risparmia la fatica al buon Nando abbandonandolo nel giro di allineamento. Nando scappa ad Indianapolis, ti prego!

UN GATTO DI NOME CALIMERO

Questa storia è più di una semplice fiaba. Un esperimento appassionante e, probabilmente, il mio lavoro più enigmatico e riflessivo. Una fiaba che prende in prestito figure filosofiche come “il velo di Maya” e “il mito della Caverna”, per poi svilupparsi come un piccolo saggio filosofico sulla conoscenza, sulla verità e sull’essenza della vita, riducendosi infine ad un dramma esistenziale.

Chi è Calimero? Calimero è il mio gatto che, abituato a vivere in casa,  idealizza i confini del mondo con quelli del nostro salotto, rassicurante e confortevole. Un giorno Calimero nota attraverso la tenda della porta-finestra delle immagini sfocate, sbiadite e si accorge che il salotto di casa in realtà è illuminato da una luce proveniente dall’esterno. Il gatto quindi, sfruttando un momento di distrazione, riesce a scappare fuori dall’abitazione per scoprire il mondo. Ogni minuto passato fuori dalle porte di casa portano Calimero a mettere in dubbio tutte le sue certezze e a porsi domande sempre più profonde, sul mondo,  su se stesso e sulla vita in sé.

“Racconti e fiabe dal vicolo dei miracoli” è in vendita presso le librerie:

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Sport time. Caro Paolo, io non dimentico…

Nei primi articoli di “Sport time” non ho mai parlato di calcio, non perché non ne sia un esperto o perché non mi piaccia, tutt’altro: ho evitato di parlarne perché, a campionato in corso, sarei stato probabilmente imparziale dato che (e non lo nascondo) sono uno sfegatato tifoso del Napoli.

Cosa mi ha indotto a cambiare idea?

Dopo la partita della scorsa giornata di campionato Sassuolo-Napoli, terminata 2-2 e che ha allontanato i partenopei dal secondo posto (sic!), alcuni tifosi del Napoli hanno accusato l’ex capitano degli azzurri, Paolo Cannavaro, di aver giocato “la partita della vita” contro la sua e la nostra squadra del cuore. Effettivamente, il buon Paolo ha giocato un match davvero considerevole e questo, a molti tifosi del Napoli, non è andato proprio giù, memori forse del clamoroso errore commesso da Cannavaro a Torino, durante la partita disputata dalla squadra emiliana contro la Juventus. Insomma, l’equazione è semplice: Cannavaro contro il Napoli non si sarebbe tirato indietro, mentre nei confronti della Juve avrebbe steso il cosiddetto “tappeto rosso”.

Arriviamo subito al dunque: tutto ciò è ridicolo! Un calciatore professionista non fa preferenze e puó prodursi sia in prestazioni eccellenti, così come puó incappare nella comunissima “giornata storta”. Paolo Cannavaro non è un “core ‘ngrato”, è solo un giocatore che ha realizzato, contro la sua squadra del cuore, una delle migliori prestazioni del campionato e, contro la Juventus, una delle peggiori.

Ciò che mi lascia perplesso, però, è la “memoria corta” di alcuni miei fratelli partenopei, probabilmente accecati dal troppo amore nutrito per il Napoli. Rinfreschiamoli la memoria…

Paolo Cannavaro rinunciò alla Serie A nella stagione 2006-2007 (era tesserato nell’ AC Parma), scendendo in Serie B per giocare nella rinata SSC Napoli, la sua squadra del cuore. Nello stesso anno condusse quel Napoli alla promozione nella massima serie, dopo il fallimento, la Serie C e dopo sette lunghissimi anni di attesa. Ve lo ricordate quel ragazzotto che festeggiava in mutande a cavallo delle gradinate del Ferraris, dopo quello storico Genoa-Napoli? Spero di sì.

Chi invece non ricorda la magica serata di Roma, nella​ quale il Napoli conquistò la Coppa Italia battendo la Juventus di Conte, scudettata ed invitta? Chi alzò quel trofeo con un sorriso straordinario dipinto sul volto? Era sempre Paolo Cannavaro, capitano di una squadra che regalò, alla città e ad un popolo, una gioia che mancava dal lontano Agosto 1990.

Vedete, io sono nato a Milano, da sempre vivo in Friuli e da altrettanto tempo tifo il Napoli. Ho vissuto la mia infanzia struggendomi nel dolore calcistico per una squadra che retrocedeva nel ’98 con soli 14 punti e che, negli anni 2000, andava a racimolare calciatori in prestito a “costo zero”, poiché non aveva nemmeno i soldi per comprare dei palloni. Ero rassegnato (pur restando “sempre fedele”) ad una vita senza successi sportivi, convinto che il Napoli non avrebbe alzato mai un trofeo e che non avrei mai potuto gioire di una sua vittoria insieme a mio padre. Il mio sogno da bambino era quello di giocare nel Napoli e di portare il mio popolo alla vittoria. Non l’ho mai potuto realizzare, a causa di un handicap fisico, ma, per mia fortuna, un ragazzo “che come me amava il Napoli e Napoli” rinunciò al Parma in Serie A e scese con noi nell’inferno della serie cadetta, facendoci prima risalire in paradiso e facendoci poi gioire per un successo (ormai insperato) in una notte magica di Maggio che mai scorderò. Le mie speranze, i miei sogni, sono esplosi con il suo sorriso quella sera. Ecco perché, Caro Paolo, per me non sarai mai un “core ‘ngrato”: sarai sempre la  persona che mi ha dato la possibilità di abbracciare mio padre, nella serata della prima vittoria “partenopea” della mia vita.

Grazie di tutto Paolo, sempre.

A.A.A Occidente cercasi

Un fantasma si aggira per l’Europa: l’Occidente.

Occidente, questo sconosciuto! Ad ogni attentato, ad ogni episodio terroristico, si invoca la difesa dei valori dell’Occidente. Citando Bruno Pizzul “Tutto molto bello“, il problema è che nessuno ci ha mai spiegato quali siano questi valori e soprattutto cosa sia quest’Occidente! Stando ai nostri politici, opinion leader e intellettuali da salotti Tv, l’Occidente si caratterizza per un valore e uno soltanto: “la libertà”

Cosa sia questa libertà , pilastro fondamentale del nostro mondo, nel quale tutto si racchiude e tutto si conserva, è impresa davvero ardua. Gli stessi amministratori pubblici non saprebbero dare una definizione e se provassimo ad andare nelle scuole superiori, sui luoghi di lavori, nei bar, sono sicuro che le risposte sarebbero le seguenti:

  1. “???”
  2. “fare ciò che si vuole”

In merito alla prima risposta, lascio che la vostra mente dipinga lo stupore e lo smarrimento nel volto del perplesso interlocutore, della serie: “In che senso?” .

La seconda risposta, invece, può lasciare veramente sgomenti. Fidatevi, io ne ho sentiti molti affermare che libertà è “fare ciò che si vuole”. La cosa preoccupante è che l’occidente non dovrebbe permettere il “fare ciò che si vuole”, perché la libertà dovrebbe finire -secondo il pensiero occidentale- dove inizia quella del mio simile. Ma, come abbiamo detto, l’occidente non sa più cosa sia la libertà e quindi in maniera  raffazzonata dà una definizione molto popolare e popolana alla quale mi  permetto di obiettare con un laconico “voi siete veramente sicuri di sapere ciò che volete?”. 

Ecco, il problema sta tutto qua: abbiamo definito il nostro mondo con un unica parola (declinata rigorosamente in salsa individuale) che non sappiamo neanche definire e, quando ci dicono giustamente che “l’occidente si basa sull’assunto che la mia libertà finisce dove inizia quella altrui”, non possiamo far altro che alzare gli occhi al cielo. Ma non è colpa nostra o, almeno, non solamente nostra. L’Occidente si è basato per molto tempo sull’istituzione degli Stati nazionali che, nella loro fase post bellica, tra le loro funzioni svolgevano anche quella pedagogica, ovvero insegnare ai propri cittadini i principi di democrazia e libertà. Come sapete, sia lo Stato che la sua funzione pedagogica,  negli ultimi decenni sono sostanzialmente scomparsi per far spazio (con somma gioia di tutti gli abitanti del “mondo libero”) all’individuo e all’iniziativa economica individuale, “vera” nuova realizzazione del concetto di libertà e nuova pedagogia imperante di quel mondo chiamato Occidente. Peccato che tutti i nostri diritti civili, politici e sociali, derivino da quel concetto filosofico ormai perduto che, nel mondo del “one self man”, è diventato un miscuglio di concetti economici, individuali e relativistici, così relativistici da entrare in contraddizione tra loro.

Che posto curioso il nostro Occidente! Un luogo non ben definito senza confini, ideali e culturali. Un luogo dove la libertà (e i diritti individuali dai quali scaturiscono) è difesa  “strenuamente” nell’area Euro-Angloamericana, salvo poi mettersela “sotto le scarpe” nei posti meno fortunati dell’occidente e del mondo dove delocalizzazione, sfruttamento delle risorse e imposizioni di modelli avulsi alle culture locali, hanno creato nuove forme di schiavitù legalizzate sull’altare del “libero mercato”, nuovo mantra di una libertà perduta che noi stessi contraddiciamo. Chiedete agli abitanti della Cina, del M. O, del Sudamerica se l’imposizione del nostro modello di libertà gli ha resi liberi. Domandate se quel diritto inalienabile alla felicità, sancito esplicitamente ed implicitamente nelle costituzioni democratiche del “mondo libero”,  si sia realizzato grazie al nostro modello di “libertà”!

Vedete, quando subiamo un attacco e ci aggrappiamo al nostro mondo “libero” senza sapere cosa significhi libertà, abbiamo già perso. Siamo sconfitti quando non ne capiamo il senso e ipocritamente difendiamo questi principi, ripudiandoli poi in altri luoghi del mondo, in nome della stessa “libertà”.

Forse il problema dell’Occidente è proprio questo: un mondo contradditorio e ipocritamente rivolto verso se stesso che non sa nemmeno più definirsi. Quando vedete sui social network scritte della serie JE SUIS o notate per le strade bandiere arcobaleno disegnate coi gessetti per terra, non indignatevi per la pochezza di tale reazione: è l’anima smarrita di un occidente che non sa nemmeno più difendere e declinare il suo pilastro più importante, la libertà.

Sport time. GP Bahrain: Vettel d’Arabia, follia Hamilton e letargia finlandese

Sebastian Vettel e la Ferrari conquistano in Bahrain la seconda vittoria nel mondiale di Formula 1, riportandosi così in testa alla classifica piloti. Alle spalle della monoposto numero 5 del “Cavallino rampante” si piazzano le due Mercedes di Hamilton e Bottas, rispettativamente secondo e terzo.

Ecco, se Vettel e Ferrari imbroccano la strategia vincente (nonostante l’ennesima Safety car ad inizio gara che poteva inficiare l’overcut deciso dalla scuderia italiana), Hamilton decide invece di giocare una gara ad handicap. 

Il pilota inglese, nella prima tornata di pitstop coincidente con l’entrata della Safety in pista, rallenta Daniel Ricciardo nella corsia d’immissione alla pitlane, vedendosi così assegnare una penalità di 5 secondi. Una mossa stupida ed ingiustificata dato che il pilota della RedBull non avrebbe mai potuto tentare il sorpasso all’entrata della pit-lane e né Hamilton, né Bottas, avrebbero potuto giovare di tale rallentamento. Un vero peccato perché il potenziale del binomio Hamilton-Mercedes si è palesato negli ultimi giri della gara nei quali Hamilton, nel disperato tentativo di recupare su Vettel, ha fatto segnare dei giri pazzeschi costantemente sotto il minuto e 33, infliggendo agli avversari distacchi sul giro che si aggiravano attorno al secondo e mezzo (Ok, Vettel probabilmente stava gestendo le gomme, ma è “tanta roba”)

Capitolo “letargia finlandese made in casa Raikkonen”. L’effetto della sgridata del patron Marchionne ha avuto l’effetto di scuotere a tal punto il pilota finlandese che quest’ultimo ha deciso di “ronfare” anche questo weekend: quarto posto  frutto di una pessima partenza e dell’incapacità di superare il buon Felipe Massa.

Capitolo “Salvate il soldato Alonso”. Vedendo questa McLaren (motore Honda di 100cv inferiore alla concorrenza, Vandorne neanche partito e l’asturiano ritirato proprio a fine gara) forse forse il buon Fernando ha deciso saggiamente di correre la “500 miglia” al posto di gareggiare a Montecarlo con questo “trattore” (con affetto, si intende)

50 anni senza Totò

Antonio de Curtis detto Totò, Poeta ed attore. (Napoli 15 febbraio 1898- Roma 15 Aprile 1967)

Ricorrono oggi i cinquanta anni dalla morte del “Principe della risata” da tutti conosciuto come il mitico Totò.

Ricordato come uno dei più grandi attori del Cinema italiano, fu anche un finissimo e profondo poeta.
Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!

T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella 
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!…

(Tratto da “A’ livella”)