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50 anni senza Totò

Antonio de Curtis detto Totò, Poeta ed attore. (Napoli 15 febbraio 1898- Roma 15 Aprile 1967)

Ricorrono oggi i cinquanta anni dalla morte del “Principe della risata” da tutti conosciuto come il mitico Totò.

Ricordato come uno dei più grandi attori del Cinema italiano, fu anche un finissimo e profondo poeta.
Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!

T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella 
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!…

(Tratto da “A’ livella”)

Di Storia e Filosofia si muore

Di Storia e Filosofia si muore.

Sí, di Storia e Filosofia si muore. Arrendetevi, dichiaratevi colpevoli, voi disadattati sociali che avete studiato e vi siete formati in queste due materie!
Il mondo, la società civile e la politica vi schifano e quando chiedi cosa possono fare per voi, loro risponderanno: potevi studiare qualcosa di più utile, tipo ingegneria o medicina. 

Poco importa se tu in materie come matematica e biologia non eri portato, la scuola non deve coltivare talenti, deve adeguarti al mercato del lavoro. Lo Stato (questo sconosciuto), che dovrebbe tentare di realizzare i talenti dei propri cittadini, si tira indietro, alza le mani, sostenendo “è l’economia baby!”. Così, se tu hai il talento per le materie umanistiche sei destinato a barcamenarti  in lavoretti, in ripetizioni di soppiatto, nascosto, ai margini della società, come un lebbroso in un Lazzaretto, perché, diciamoci la verità, il mercato del lavoro non ti vuole. Nessuna possibilità di tentare, a meno che tu non abbia genitori con tasche a fisarmonica e un capitale sociale enorme, così ti rimangono solo due possibilità: fuggire o morire.

Da una parte la morte del senso dello Stato nel paese che è pieno di Storia e storie e che è stato la patria di grandi pensatori, dall’altra parte la morte morale dell’individuo. Se hai il talento per queste due materie, se Dio (per chi ci credesse) ti ha creato con queste passioni, arrenditi: 

Di Storia e Filosofia si muore!

LE FIAMMELLE DI VICOLO DEI MIRACOLI

Eduardo e Ludovica sono due giovani sposi, molto innamorati, che conducono una vita semplice in un paese molto piccolo. A causa di un’improvvisa e grave malattia, Ludovica viene a mancare abbandonando nello sconforto il marito Eduardo, distrutto e affranto. Il destino però sembra dare un’altra possibilità ai due amanti. Una sera nel cimitero del paese Eduardo, parlando al lume che vegliava sulla tomba dell’amata, vide comparire innanzi a sé Ludovica in carne ed ossa: il loro amore così puro e forte non gli aveva divisi nemmeno davanti alla morte. Ogni sera, al tramonto del sole, quella magia si ripeteva e i due amanti potevano trascorrere la notte insieme e condividere nuovamente il loro amore.Più il tempo passava però, più Eduardo iniziava ad isolarsi dal paese. Abbandonò lavoro, amici e vita per lei, fino a quando, nella sua cartolibreria, si presentò qualcuno che cambiò radicalmente la vita del ragazzo e quella del paese…

“LE FIAMMELLE DI VICOLO DEI MIRACOLI” fiaba che dà il nome alla raccolta, riflette attorno ad un tema tanto romantico, quanto problematico: quello dell’amore.  In un momento storico nel quale la stabilità di questo sentimento viene messo in discussione, la storia di Ludovica ed Eduardo ci interroga sull’eternità di questa mozione dell’anima e di come esso possa sopravvivere alla morte fisica dell’amato. Però, ci ammonisce anche sui rischi del vivere l’amore in maniera morbosa, riversando sull’amato tutti i confini del mondo.

 

“Racconti e fiabe dal Vicolo dei miracoli” è disponibile nelle librerie

  • Al “Segno” (Sacile, Pn)
  • Cartolibreria Tavella (Sacile, Pn)
  • Edicola Ulè de Riva (Marsure di Aviano, Pn)

e sui migliori circuiti di vendita elettronici

 

Amre e Psiche che si abbracciano di Antonio Canova, 1788-1793

L’UOMO DI CERA

In un villaggio di campagna vive da anni un mostro leggendario e temuto: chiunque si sia avvicinato alla sua villa non ha fatto più ritorno al paese. Simona, figlia di un  proprietario terriero ricco e temuto,  è affetta dalla adolescenza da una grave forma di cecità.  Durante la sua festa di compleanno, approfittando del suo handicap, viene condotta dai coetanei del paese sino alla dimora del mostro e lì viene abbandonata. Sconsolata e impaurita, la ragazza incontrerà l’essere leggendario di cui il paese narra: l’Uomo di cera. Da subito scoprirà che l’Uomo di cera in realtà non è altro che un essere sfortunato e solo, proprio come lei, e grazie “allo sguardo del cuore” riuscirà a scoprire la vera natura della sua anima, condividendo con lui il dramma delle loro vite racchiuse nel bozzolo dell’apparenza.

Fiaba di stampo classico, “L’UOMO DI CERA” affronta tramite la figura di Simona e del mostro diverse tematiche quali: bullismo, diversità, “lotta alle apparenze” e l’immancabile storia d’amore. “L’UOMO DI CERA” è un esempio lampante di come le apparenze possano ingannare e Simona è il simbolo di come l’essere “diversamente abili” possa tramutarsi in una risorsa per sé e per gli altri.

 

“Racconti e fiabe dal Vicolo dei miracoli” è disponibile in libreria a:

-Sacile: Cartolibreria Tavella e Libreria al Segno

– Marsure di Aviano: Edicola del paese

è disponibile inoltre nei maggiori store on line quali:

  • Ibs
  • Mondadoristore
  • laFeltrinelli
  • Libreria Universitaria
  • Unilibro
  • LibreriaFernandez

Secondo estratto-Il monologo sul sogno

«Sognare rende liberi, sognare ci porta a raggiungere le vette più alte della nostra vita, a realizzarci, ci spinge a dare il massimo. Non sono ipocrita a dirvi che tutti i nostri sogni verranno realizzati, ma questo non deve scoraggiarci: se davvero è il nostro sogno, alla mattina ci rialzeremo con la voglia di inseguirlo ancora più forte. Inseguendolo, camminiamo e con noi cammina il mondo: cambia, si evolve. Se non sognassimo il mondo rimarrebbe immutabile, fermo, ghiacciato. Se non credessimo nei nostri sogni e in un futuro più radioso non metteremo più al mondo altri figli. Se non sognassimo prima o poi il mondo morirebbe. Quindi non fatevi rubare la vostra capacità di sognare. Questo è il mio compito per le vacanze estive di quest’anno, spendete il vostro tempo a sognare, non sarà tempo sprecato e nelcontempo manterrete vivo lo spirito e il sogno di quel bambino che sognò di diventare cavaliere e diede a tutti noi la libertà. Sì ragazzi, i bambini possono sognare e possono realizzare i propri sogni»

(da “La leggenda del piccolo cavaliere coraggioso” in “Racconti e fiabe dal Vicolo dei miracoli”)

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Piccola anticipazione

Una piccola anticipazione di “Racconti e fiabe dal Vicolo dei Miracoli”

«Un muro di cemento occulta un paesaggio caro e ormai perduto. L’infanzia e i suoi ricordi sembrano perdersi in quella grigia barriera, ma recuperando lo sguardo del “sogno” quel muro potrebbe crollare, liberando la fantasia che in ognuno di noi alberga»

Questo è il significato della poesia che chiude la raccolta di fiabe e che illustra uno dei messaggi che questo libro vuole lanciare.

Uggiosa fila di pietra 
Maledetta grigia cementata
Rendi la mia anima tetra
La mia rosea infanzia disperata

Cos’è questa deprimente muraglia
Che dinnanzi mi si presenta?
Di malta e invidia è un’accozzaglia
Che rende l’infante visione spenta

Torno d’improvviso bambino
Volo oltre l’ostacolo orrendo
Come un falco mi avvento felino
Verso l’orrizionte mi spingo correndo

Possente il Noce maestoso saluta
L’agoniato mio dolce tornar
Furtivo il merlo fischiettante scruta
Il panorama m’invita guardar

Il grande campo verde è in fiore
Profuma dell’aroma estivo
Sento nel naso forte l’odore 
Del granturco maturo e redivivo

Cerco soavemente di allungar
Le braccia verso l’arborea collina
Il campanil voglio di nuovo abbracciar
Per stringer ancora d’amor Cortina

Come pazzo smetto di correre
Il fiatone affannoso che sale
Gli occhi s’apron per scorgere
Quel muro che ancor mi fa male

Sorrido di fronte alla parete
Che invano m’ha fermato
Nella sua essenza colgo crepe
E nel crollar il suo ultimo conato

Il muro inesorabile si sbriciola
Davanti alla fantasia di un bambino
La sua struttura spessa ruzzola
In fumo come la cenere d’un camino

S’è rotta la barriera dell’oppressione
Che m’impediva di veder e ricordare
Non mi avete negato l’immaginazione
Ma dato solamente la forza di sognare
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